Cavalieri provenzali

Cit. opera basata su D. Nicolle, French Medieval Armies, Oxford 1991.

La storia del sud della Francia, o Midi, era diversa da quella del Nord del paese. Nel corso del X secolo i conti di Tolosa avevano acquisito potere e si era registrata una considerevole militarizzazione dell’area. Poi, nell’XI secolo, questi grandi nobili iniziarono a perdere il controllo, e molte delle loro funzioni legate al mantenimento della pace divennero responsabilità della Chiesa. Nel frattempo stava emergendo la nuova classe militare dei milites. Alla fine del X secolo erano ancora individui di rango inferiore, che prestavano servizio come guerrieri a tempo pieno od occasionalmente per i signori locali, i fideles. Verso la metà dell’XI secolo, tuttavia, i milites erano divenuti una potenza locale, anche se le loro relazioni con l’aristocrazia maggiore erano meno “feudali” rispetto a quanto avveniva nella Francia settentrionale.

La regione di le Midi (Occitania) nel 1209.

La regione di le Midi (Occitania) nel 1209.


Fino al 1180 circa, i milites e i caballarius, di rango superiore, rimasero poco più che guerrieri di professioni, il cui status si fondava unicamente sulle virtù marziali. Eppure durante il XII secolo anche loro furono inseriti in quella vita di corte così vivacemente rispecchiata dalle canzoni dei trovatori meridionali. Se la Nord esistevano quattro tipologie di cavalieri, al Sud esistevano i ministeriales, che vivevano alla corte di un signore feudale. C’erano, naturalmente, grandi cavalieri o signori oltre che cavalieri vassalli che combattevano per lo più in adempimento ai loro doveri feudali, ma quello che distingueva il Sud era una proporzione assai più ampia di cavalieri mercenari assoldati sulla basi di contratti sia a breve, sia a lungo termine.
Le relazioni feudali erano più egualitarie rispetto a quelle del Nord, e c’erano meno cavalieri proprietari di terre o castelli che combattevano per signori feudali a loro gerarchicamente superiori sulla base di convenientiæ, ovvero di “trattati di mutua assistenza” anziché come vassalli feudali. I castelli stessi erano posseduti sulla base di una gran varietà di rapporti legali, e molti erano libere proprietà. I commerci erano sempre stati più attivi al sud, e nel XII secolo queste attività ebbero un’ulteriore espansione, in gran parte incentrata su Tolosa. Non tutte le città trassero uguale beneficio, e alcune erano più aggressive di altre. Carcassonne, per esempio, era da secoli un grande centro militare. I cavalieri di base nelle città erano un’altra caratteristica, e spesso dominavano le città assieme a più ricchi mercanti in un’epoca nella quale queste città stavano acquisendo maggiore indipendenza.
A partire dalla metà del XII secolo, anche nel profondo Sud comparvero feudi privi di castelli, mentre i diritti feudali sui mercati o le gabelle potevano essere più importanti di quelli sulla terra, dal momento che portavano più denaro. Perfino nell’XI secolo era normale che la gente ricevesse terre in cambio del pagamento di un affitto anziché di servigi militari. Tali proprietà terriere erano spesso non ereditarie, e alla morte dell’occupante tornavano all’originario signore feudale. In effetti le corvèe feudali e i castelli non costituivano la base dell’ordine sociale del Sud, come al Nord, ma erano il risultato di un sistema amministrativo profondamente radicato nel passato romano. Un risultato del “metodo meridionale” fu che nel XIII secolo una larga parte della popolazione poteva reclamare lo status di “nobile” anche se possedeva poca terra o non ne possedeva affatto. Nel 1259 nella piccola regione attorno ad Agen, per esempio, c’erano 150 domicelli, i membri al livello più basso della classe cavalleresca, in aggiunta ai milites e ai barones di rango superiore.
Non solo i guerrieri del Sud erano organizzati in modo differente, ma c’era anche un diverso atteggiamento nei confronti della guerra e dello stile di vita militaresco. I cavalieri urbanizzati prendono parte con entusiasmo ai commerci – che producevano ricchezza – vivendo in abitazioni cittadine fortificate e godendo di diritti feudali (estager) all’interno delle mura. Può darsi che lo chevalier à coite avesse una riserva urbana meno militarizzata, o potrebbe trattarsi semplicemente di un’altra forma di servizio militare dovuto dai cavalieri urbanizzati. Un metodo di organizzazione più comune era la maisnade, che sembra fosse formata dai parenti di un signore feudale, anche se perfino le forze della maisnade erano spesso rinforzate da mercenari. Nella Francia meridionale si idealizza ben poco la “gloria” cavalleresca, dove si rimaneva diffidenti rispetto a quelle che erano viste come idee della barbara Francia settentrionale. Gli ideali cavallereschi del Nord si rispecchiavano raramente al Sud, né i tornei divennero mai popolari. Perfino il termine adober, ovvero “investire” un cavaliere, continuò ad avere il significato di “dotare dell’adeguato equipaggiamento militare” così come avveniva nell’XI secolo, anziché fare riferimento a qualche mistica cerimonia.
Miniatura dal «Codex Manesse», fol. 321v (1305-1315 ca.). Combattimento tra cavalieri. Heidelberg, Universitätsbibliothek.

Miniatura dal «Codex Manesse», fol. 321v (1305-1315 ca.). Combattimento tra cavalieri. Heidelberg, Universitätsbibliothek.


Il Sud sviluppò invece i suoi più pacifici ideali di amor cortese che, fortemente influenzati dalla Spagna mussulmana e cristiana, si diffusero poi verso nord per “ammansire” i feroci guerrieri al di là della Loira. Frattanto, la più istruita classe cavalleresca del Sud, assieme agli altrettanto istruiti mercanti, era più aperta alle nuove idee. Sfortunatamente per la peculiare civiltà del Midi, queste idee includevano eresie religiose come quella dei catari, che si radicarono al Sud. Il movimento cataro o albigese fu sostenuto da nobili oltre che da cavalieri, e avrebbe portato a una successione di conflitti tra il 1209 e il 1218, e nel 1226.
L’equipaggiamento militare del Sud differiva solo nei dettagli da quello in uso nella Francia settentrionale, come dimostrato in una descrizione opera di Guilhelm de Marsan attorno al 1175:
«Procurati un buon cavallo e ti dirò io di che genere. Uno che sia veloce nella corsa e adatto alle armi. Prendilo subito e poi la tua armatura, la lancia, la spada e l’usbergo con la sua sopravveste. Fai che il cavallo sia ben sperimentato e non di cattiva qualità, e mettici sopra una buona sella e una briglia, e un peitral così che nulla sia inappropriato, e fai fare la gualdrappa dello stesso colore dipinto sullo scudo, e analogamente anche la banderuola della lancia. Procurati un cavallo da soma pronto a portare il tuo usbergo doppio e il tuo armamento ben alto in maniera che appaia più bello, e tieni sempre nei pressi degli scudieri».
Anche lo status degli scudieri del Sud era diverso. Nel XII secolo gli scudieri rimanevano servitori militari non nobili. Si prendevano cura dei cavalli, della sella e dell’armatura del loro padrone, conducevano il suo destriero (cavallo da guerra), recavano messaggi, facevano le commissioni e in campagna andavano in cerca di cibo. I cavalieri potevano anche sorvegliare il treno bagagli, mentre quelli di rango leggermente più elevato servivano a tavola. Il termine escudier (“scudiero”) poteva coincidere con quello di sirven e donzel. I sirvens erano numerosi nelle città fortificate ed è possibile che fossero paragonabili ai “sergenti” del Nord, mentre i donzels, sebbene spesso di nobili natali, fungevano anch’essi da attendenti o servitori per i cavaliers. I riferimenti duecenteschi ai donzels li descrivono impegnati a combattere in armatura cavalleresca completa o a servire a tavola, intenti ad aiutare il loro cavaliere a lavare e a indossare l’armatura anziché a prendersi cura dei suoi cavalli. Nondimeno non è chiaro se i donzels fossero aspiranti cavalieri come i juvenes del Nord, o provenissero da famiglie cavalleresche povere scivolate verso il basso nella scala sociale.
Armigeri provenzali fra XI e XIII secolo. Da sinistra a destra: un balestriere proveniente da Bigorre; un cavaliere, dotato di 'chapel-de-fer'; un sergente della Contea di Foix. Illustrazione di Angus McBride.

Armigeri provenzali fra XI e XIII secolo. Da sinistra a destra: un balestriere proveniente da Bigorre; un cavaliere, dotato di ‘chapel-de-fer’; un sergente della Contea di Foix. Illustrazione di Angus McBride.

[…]
Nonostante l’importanza nella Francia meridionale dei soudadiers (“soldati con paga”), la distinzione tra mercenari e vassalli rimase sfumata. I mercenari meno prestigiosi comprendevano montanari a malapena civilizzati provenienti da ambedue i versanti dei Pirenei. I Guasconi, i Navarri e i Baschi rimasero molto richiesti come fanti dal XII al XIV secolo. Le loro armi più caratteristiche erano una coppia di giavellotti pesanti, o dards, che utilizzavano “alla maniera dei selvaggi Irlandesi”. Altri combattevano come arcieri, ma furono i dardiers a disturbare e a tendere imboscate con più successo contro le colonne delle truppe d’invasione della Francia settentrionale durante la Crociata contro gli Albigesi. Anche gli Aragonesi provenienti dal versante orientale dei Pirenei spagnoli si batterono come mercenari a partire dalla fine del XII secolo. Alcuni erano cavalieri o militari di cavalleria leggera, ma i più temuti erano gli almogavers (“incursori”) armati di lance o balestre.
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