Il mestiere del giullare

cit. art. di I. Cosentino (a cura di), Lo spettacolo teatrale: la scena e gli attori, in R. Luperini et alii, La scrittura e l’interpretazione. Storia e antologia della letteratura italiana nel quadro della civiltà europea. Vol. 1, Dalle origini al Manierismo, tomo. I – La società feudale, il Medioevo latino e la nascita delle letterature europee, Firenze 2000.

Codice miniato dei proverbi medievali. «Il giullare non crede se non riceve», dal ‘Livre des heures avec Proverbes’ (NAL 3134), metà del XV sec. Parigi, Bibliothèque Nationale de France.

Codice miniato dei proverbi medievali. «Il giullare non crede se non riceve», dal ‘Livre des heures avec Proverbes’ (NAL 3134), metà del XV sec. Parigi, Bibliothèque Nationale de France.


Il termine “giullare”, con il quale si indica indistintamente una serie innumerevole di figure dello spettacolo, è la derivazione volgare del latino joculator (< jocus cioè «gioco, scherzo»). La parola joculator, a partire dal V secolo, sostituisce gli altri termini usati dalla latinità per nominare gli attori: mimus, histrio, ecc. Tuttavia, l’introduzione del nuovo termine non comporta un mutamento delle competenze dell’attore, o una sua specializzazione. Ciò ha reso molto difficile dare una definizione precisa della figura del giullare, vista anche la scarsità e la parzialità delle testimonianze. Il tratto comune della giullaria non è una stessa tipologia di spettacolo ma una medesima condizione professionale. Oggi prevale, dunque, una definizione che prescinde dalla specificità teatrale: i giullari sono «tutti coloro che si guadagnavano la vita agendo davanti a un pubblico» (Menéndez Pidal).
Il giullare è un professionista dello spettacolo, e anche questo fatto lo rende culturalmente inaccettabile, perché la vera arte si può manifestare solo come pratica disinteressata. Quando nel Rinascimento il teatro tornerà a essere un’attività centrale nella vita sociale, gli attori saranno, appunto, dilettanti reclutati fra i giovani delle corti o delle accademie. Tuttavia occorre precisare che il vero e proprio professionismo teatrale, in senso moderno, si afferma solo con la Commedia dell’Arte, quando la visione dello spettacolo sarà subordinata al pagamento preventivo di un biglietto. La situazione del giullare è ancora, a questo proposito, piuttosto ambigua. In realtà la ricompensa che egli riceve per la propria esibizione è a essa legata solo indirettamente. La richiesta dell’elemosina avviene a spettacolo terminato, può essere soddisfatta o meno, e spesso fa leva sul sentimento di pietà cristiana dello spettatore. Il giullare, infatti, è a volte una persona fisicamente deforme, che fa della propria deformità un motivo di spettacolo e in questo modo si guadagna la simpatia del pubblico. Ma c’è un caso ancora più significativo di camuffamento della ricompensa, ed è quello del sodalizio fra giullare e un altro frequentatore abituale delle piazze e dei mercati: il ciarlatano. Questi vende erbe miracolose o pozioni più o meno magiche agli angoli delle strade: il giullare mette la propria abilità tecnica al servizio di questa impresa, come fosse un richiamo pubblicitario; il passante compra la pseudo-medicina sedotto dallo spettacolo e così diventa spettatore, in modo del tutto inconsapevole.
La posizione sociale del giullare e quindi la sua fisionomia professionale, comunque, non restano identiche lungo tutto l’arco del Medioevo. L’acquisizione della scrittura e la permanenza stabile a corte provocano una riqualificazione del giullare e una sua specializzazione, che si rispecchiano anche nell’uso di nuovi termini per indicarlo. Il trovatore è colui che compone i propri testi poetici, demandandone ben presto l’esecuzione al giullare, così da sancire, attraverso lo svolgimento di funzioni differenti, un ben diverso ruolo istituzionale. Il menestrello, che è essenzialmente un musico, è colui che svolge la propria attività a corte stabilmente, come stipendiato dal signore.
La distinzione fra trovatore e giullare non riguarda tanto la contrapposizione fra “creazione” ed “esecuzione”, quanto quella fra “scrittura” e “oralità”. La fissazione del testo attraverso la scrittura garantisce la sua originalità, la sua permanenza e il suo confronto con gli altri prodotti della cultura letteraria: è la premessa indispensabile per l’avviamento di un processo d’integrazione. Al contrario, il testo tramandato oralmente e recitato infinite volte dal giullare è sinonimo di ripetitività e di scarsa cura formale, e risponde a modi di rappresentazione tipici della tradizione popolare. La cultura medievale pone l’accento sull’unicità della scrittura letteraria del trovatore, riconoscendovi una pratica omogenea ai propri valori, e condannando il giullare a una posizione subalterna. Ma dal punto di vista della moderna storia del teatro, invece, è chiaro che il giullare è sempre creatore, benché non di un testo letterario: egli è creatore del proprio spettacolo.
Iniziale 'D' (Dixit), tratta da Salterio portatile (fine XV secolo), Bodleian Library, Oxford.

Iniziale ‘D’ (Dixit), tratta da Salterio portatile (fine XV secolo), Bodleian Library, Oxford.


La coscienza moderna è portata a considerare alcune specie di giullari – quali i giocolieri, gli acrobati, gli ammaestratori di animali – come pertinenti a tipologie di spettacolo specifiche, per esempio il circo. Il giullare cantastorie, saltimbanco, mimo ha, invece, un’attinenza teatrale più marcata, poiché presenta al pubblico, attraverso la recitazione, personaggi e situazioni fittizie. Il repertorio di questo secondo tipo di giullari è estremamente vario e si differenzia a seconda del pubblico cui si rivolge: musica e poesia lirica nelle corti; poesia epica per il popolo; leggende sulla vita dei santi per i fedeli raggiunti lungo gli itinerari di pellegrinaggio. A corte lo spettacolo del giullare si cristallizza presto in forme codificate e precise grazie all’introduzione del testo scritto, che richiede di essere eseguito fedelmente. Nelle strade, invece, l’esibizione del giullare è aperta a una serie infinita di interpolazioni e di interferenze. L’attore coglie gli stimoli offerti dalle cronache locali; oppure prende spunto dalle reazioni del pubblico per dilatare una situazione e tagliarne un’altra. La storia che egli racconta è quasi sempre conosciuta dagli spettatori, ma egli la reinventa ogni volta, privilegiando un momento della trama e sacrificandone un altro, introducendo personaggi nuovi attinti da contesti diversi, interrompendo la vicenda per intromettersi a commentare i fatti. Sebbene il testo, o almeno lo schema fondamentale di esso, sia sempre lo stesso, lo spettacolo è sempre nuovo, originale. Esso si presenta come una performance, cioè come un evento teatrale che si definisce solo nel suo farsi: non può essere ricondotto a nulla di pre-esistente, né si formalizza in un prodotto finito.
La drammatizzazione che il giullare mette in atto in questo genere di spettacolo non è naturalistica. Il giullare non interpreta un personaggio, non si immedesima in esso. Egli è sempre riconoscibile come attore che dà vita a un’azione scenica e come regista che la organizza, scegliendo i punti di vista, le situazioni, gli espedienti comici. «Il giullare non rappresenta ma racconta, o espone» (Allegri); e ciò resta vero anche quando egli fa parlare direttamente i diversi personaggi che intervengono nella storia.
Questa modalità di spettacolo è stata interpretata come la prova di una fase ancora rudimentale dell’arte drammatica. L’intervento di un secondo giullare avrebbe consentito, successivamente, di distinguere l’individualità dei diversi personaggi, conducendo a forme più evolute di drammaturgia. Oggi gli studiosi di teatro rifiutano questa lettura del teatro medievale fatta alla luce di ciò che sarebbe accaduto in seguito: l’affermazione, più o meno generalizzata, a partire dal Rinascimento, di un teatro rappresentativo e mimetico. Al contrario, essi rivendicano la specificità, e quindi la dignità, di un tipo di recitazione consapevolmente perseguita in quanto funzionale a una particolare tipologia di spettacolo.
Miniatura tratta dal ‘Libro d’Ore Trivulzio’ (XV secolo), Koninklijke Bibliotheek, L’Aia.

Miniatura tratta dal ‘Libro d’Ore Trivulzio’ (XV secolo), Koninklijke Bibliotheek, L’Aia.

Annunci

Adnotationes lectorum

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...