L’Oriente come orizzonte onirico

da J. Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Torino 1977, pp. 269-272.

Il primo sogno indiano dell’Occidente medievale è quello di un mondo della ricchezza. Nel contesto indigente della cristianità occidentale – «latinitas penuriosa est» («i popoli latini vivono in povertà»), dice Alain de Lille – , l’Oceano Indiano sembra traboccare di ricchezze, appare come la sorgente di un fiume di lusso. Sogno legato in particolare alle isole, le innumerevoli «isole fortunate», isole felici e opulente che custodivano il pregio dell’Oceano Indiano, mare disseminato di isole. «In questo mare Indiano – dice Marco Polo – vi sono dodicimila settecento isole…Non esiste uomo al mondo che di tutte le isole dell’India, possa raccontare la realtà… è (tutto) il meglio e il fiore dell’India». Il simbolismo cristiano circonda ancora le isole di un’aureola mistica, poiché essa ne fa l’immagine dei santi che serbano intatto il loro tesoro di virtù, vanamente battuti da ogni parte dai flutti delle tentazioni. Isole produttrici delle materie di lusso: metalli preziosi, pietre preziose, legni pregiati, spezie. L’abbondanza è tale che, da maggio a luglio, secondo Marco Polo, nel regno di Coilum, che è la costa indiana a sud-ovest di Malabar, non si fa altro che raccogliere pepe («lo caricano alla rinfusa sulle navi, come da noi si carica il frumento»). Il regno di Malabar è ricco di tali «grandissime quantità» di perle pescate in mare che il suo re va tutto nudo, coperto solo di perle dalla testa ai piedi, «centoquattro delle più grosse e delle più belle» sono al collo. Isole intere che altro non sono talvolta che oro puro o argento puro, come le isole Crisa e Argira… Di tutte queste isole, la «migliore», cioè la più grande e la più ricca, è Taproban, cioè Ceylon. Orizzonte semi-reale, semi-fantastico, in parte commerciale, in parte mentale, legato alla struttura stessa del commercio dell’Occidente medievale, importatore di prodotti preziosi lontani, con le sue risonanze psicologiche.

Illustrazione dal «Le livre des merveilles de Marco Polo». Ms. Français 2810 fol. 84. I raccoglitori di pepe. Paris, Bibliothèque nationale de France.

Illustrazione dal «Le livre des merveilles de Marco Polo». Ms. Français 2810 fol. 84. I raccoglitori di pepe. Paris, Bibliothèque nationale de France.


A questo sogno di ricchezza è legato un sogno di esuberanza fantastica. Le terre dell’Oceano Indiano sono popolate di uomini e di animali fantastici, sono un universo di mostri delle due categorie. Come dice Honoré d’Autun, «sunti bi quædam monstra, quorum quædam hominibus, quædam bestis ascribuntur» («vi sono certi mostri che sono un ibrido di forme umane e animali»). Per loro tramite, l’Occidente sfugge alla realtà mediocre della sua fauna, ritrova l’inesauribile immaginazione creatrice della natura e di Dio. Uomini dai piedi girati all’indietro, cinocefali che abbaiano, vivono ben oltre la normale durata dell’esperienza umana e il loro pelo, invecchiando, diventa nero anziché bianco, monopodi che si riparano all’ombra del loro piede alzato, ciclopi, uomini senza testa che hanno gli occhi sulle spalle e due buchi sul petto a mo’ di bocca e di naso, uomini che vivono solo dell’odore di una sola specie di frutto e muoiono se non possono più respirarlo. Antropologia surrealista paragonabile a quella di un Max Ernst. Accanto a questi uomini mostruosi, pullulano le bestie fantastiche, quelle fatte di tanti pezzi disparati come la «bestia leucocroca», che ha un corpo d’asino, il didietro di cervo, petto e cosce di leone, piedi di cavallo, un grande corno biforcuto, una larga bocca tagliata fino alle orecchie da cui esce una voce quasi umana; e quelle che hanno faccia umana come la mantichora, con tre file di denti, dal corpo di leone, la coda di scorpione, gli occhi azzurri, la carnagione sanguigna, la cui voce sibila come quella di un serpente, più veloce nella corsa di un uccello volante, e anche antropofaga. Sogno di abbondanza e di stravaganza, di giustapposizioni e di confusioni sconcertanti, forgiato da un mondo povero e limitato. Mostri che spesso sono anche uno schermo tra l’uomo e la ricchezza intravista, sognata, desiderata: i draghi dell’India vegliano sui tesori, sull’oro e l’argento e impediscono all’uomo di avvicinarsi.
Illustrazione dal «Le livre des merveilles de Marco Polo». Ms. Français 2810 fol. 29v. I mostri. Paris, Bibliothèque nationale de France.

Illustrazione dal «Le livre des merveilles de Marco Polo». Ms. Français 2810 fol. 29v. I mostri. Paris, Bibliothèque nationale de France.


Sogno che si dilata nella visione di un mondo dove la vita è diversa; in cui i tabù sono distrutti o sostituiti da altri, in cui la sensazione di estraneità produce un’impressione di liberazione e di libertà. Di fronte alla rigida morale imposta dalla Chiesa si dispiega la seduzione conturbante di un mondo dell’aberrazione alimentare in cui si praticano coprofagia e cannibalismo, dell’innocenza corporale in cui l’uomo, liberato dal pudore degli indumenti, ritrova il nudismo, la libertà sessuale, in cui l’uomo, disfattosi dell’indigente monogamia e dalle barriere familiari, si dà alla poligamia, all’incesto, all’erotismo.

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